Tartufo Bianco (“oro bianco”): qual’è il più costoso e da dove viene?

Il tartufo, soprannominato “oro bianco”, rappresenta una delle eccellenze italiane conosciute in tutto il mondo, dal Piemonte alla Sicilia. La sua rarità e il prezzo, che può arrivare fino a 4000€ al kg per esemplari di peso superiore ai 50 grammi, lo rendono un prodotto di lusso e desiderio. La difficoltà nel coltivarlo, poiché cresce spontaneo in natura, contribuisce al suo fascino e alla sua esclusività. Nonostante il costo elevato, il tartufo attira l’attenzione di molti, diventando protagonista di fiere ed eventi dedicati, e per la sua tutela è stata creata l’Associazione Nazionale Le Città del Tartufo.

Il tartufo: un viaggio dalle antiche origini ai boschi Italiani

Fonte Web-tartufo bianco

Il tartufo, un fungo dalle origini millenarie

Il tartufo è un fungo che si sviluppa sotto terra, prediligendo i boschi di rovere, pioppo, tiglio, nocciolo e quercia. Le sue origini sono antichissime, risalendo a circa 4000 anni fa. Tra le varietà più note troviamo il bianco invernale, il nero invernale, il nero moscato, e molti altri, ognuno con caratteristiche uniche e distintive.

La raccolta del tartufo: un’arte riconosciuta

La raccolta varia in base alla stagione: il Tartufo Bianco nei mesi invernali, il Marzuolo da gennaio ad aprile, e così via. Questa pratica, vista come un’arte, potrebbe diventare Patrimonio UNESCO, grazie alla proposta presentata dal Ministro del Turismo e supportata dall’Associazione Le Città del Tartufo, per tutelare questo gioiello delle terre italiane.

L’associazione nazionale le città del tartufo: custodi dell’oro bianco

Fondata ad Alba nel 1990, l’Associazione si dedica alla promozione della produzione e commercializzazione del tartufo, valorizzando le peculiarità dei territori tramite turismo, cultura ed enogastronomia. Oltre 50 comuni fanno parte dell’associazione, che ha sede a San Giovanni d’Asso, ospitando anche un Museo del Tartufo.

Viaggio tra le città del tartufo: da Alba a Capizzi

Fonte web-Alba

Alba: il cuore del tartufo bianco pregiato

Alba, nel cuore delle Langhe Piemontesi, è rinomata per il suo Tartufo Bianco Pregiato. Ogni anno, l’apertura della caccia a questo prezioso fungo segna l’inizio di un periodo di festeggiamenti e tradizioni culinarie, come i tajarin e il risotto al tartufo.

Acqualagna: crocevia di varietà e natura

Acqualagna, nelle Marche, offre quattro varietà di tartufo e paesaggi mozzafiato come le Gole del Furlo. Il Museo del Tartufo racconta i segreti di questo fungo, rendendolo protagonista di esperienze immersive e interattive.

San miniato: un gigante nella storia del tartufo

San Miniato, conosciuta per la scoperta del più grande tartufo al mondo, offre eventi dedicati a questo fungo durante tutto l’anno, celebrando la sua importanza culturale e gastronomica.

Capizzi: il bianchetto dei nebrodi

Capizzi, ai piedi di Monte Averna, si distingue per la raccolta del Tartufo Bianco dei Nebrodi, nel cuore verde del Parco Naturale dei Nebrodi, dimostrando la diversità e la ricchezza delle tradizioni tartufigene italiane.

Eventi e fiere: celebrare l’oro bianco italiano

Le città del tartufo in Italia celebrano questo prodotto con eventi e sagre che permettono di scoprire i segreti della sua raccolta, degustare creazioni culinarie stellate e immergersi nella cultura:

Fonte Web-Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba
  • Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba ogni anno da fine Ottobre all’inizio di Dicembre,
  • Fiera internazionale del tartufo bianco ad Acqualagna ogni anno da fine Ottobre a metà Novembre,
  • Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco delle Colline Sanminiatesi a a San Miniato,
  • Fiera Mercato del Tartufo Bianco della frazione Corazzano (prima settimana di ottobre),
  • Mostra Mercato del Tartufo Marzuolo a Cigoli (a marzo),
  • Sagra del Tartufo dei Nebrodi ogni anno l’ultimo weekend di Ottobre,

Inoltre è bene ricordare che il Tartufo è stato protagonista ad Expo 2015 nei giorni della Settimana della cultura.
Questo non solo per premiarne l’eccellenza in qualità di alimento, ma anche e soprattutto per esaltare la pratica culturale e identitaria dei territori da salvaguardare e tramandare.

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