Crisi del Vino Italiano negli Stati Uniti: Analisi e Prospettive

Crisi del Vino Italiano negli Stati Uniti: Analisi e Prospettive - Giridipasta.it

Introduzione

La situazione dei consumi di vino italiano negli Stati Uniti ha mostrato un calo del 6% nei primi 5 mesi del 2024, sebbene questo sia un miglioramento rispetto all’8% di declino complessivo delle vendite. L’Osservatorio Uiv-Vinitaly ha presentato dati allarmanti durante l’assemblea generale a Roma, evidenziando un’eccedenza di circa 10 miliardi di dollari tra stock di alcolici e vendite effettive negli esercizi commerciali statunitensi.

Andamento dei Consumi di Vino Italiano negli Stati Uniti

L’Italia si posiziona meglio rispetto ad altre nazioni vinicole, come Francia, Stati Uniti, Australia e Spagna, che registrano cali maggiori, con la Nuova Zelanda che si distingue per aver subito solo un calo dell’1%. I vini italiani hanno mostrato segni negativi, con variazioni che vanno dal -7% del Pinot Grigio al -14% del Chianti, mentre i vini rossi hanno registrato un calo del 6.5%, in contrasto con il 6.8% dei vini bianchi. Tuttavia, alcuni vini hanno mantenuto una certa stabilità, come il Prosecco , l’Asti e i metodi charmat non Prosecco , che ora rappresentano il 24% dei volumi di spumante italiano negli Stati Uniti.

Adattamento del Settore e Tendenze di Consumo

Il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi, ha dichiarato che l’industria vinicola italiana sta affrontando le difficoltà attuali con determinazione, adattandosi ai cambiamenti nei modelli di consumo e modificando la produzione per adeguarsi meglio rispetto ad altri settori. Gli spumanti italiani ora rappresentano il 33% del totale dei consumi di vino italiano negli Stati Uniti, dimostrando la capacità del settore di adattarsi alle nuove esigenze dei consumatori. Tuttavia, il segmento di lusso ha risentito della crisi, con i rossi italiani in calo del 8% e quelli francesi del 16%. Anche i bianchi tra i 25 e i 50 dollari hanno registrato difficoltà, con l’Italia in calo del 12%, la Francia del 6% e la Nuova Zelanda del 18%.

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